STUDIO LEGALE CALVETTO | CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE DIRITTO CIVILE

+39 02 76005218

info@studiocalvetto.it

Chi vive o gestisce un condominio lo scopre quasi sempre “a posteriori”: le tabelle millesimali sono uno di quei documenti che restano in un cassetto finché non nasce un problema.

Eppure, da quei numeri dipendono cose molto concrete: la ripartizione delle spese, il peso dei voti in assemblea, l’equilibrio (o lo squilibrio) tra le diverse unità immobiliari.

Proprio perché incidono su costi e decisioni, le tabelle sono anche uno degli strumenti più fraintesi.

C’è chi pensa che, una volta approvate, non si possano più toccare.

C’è chi ritiene che basti “aggiornarle” con un ricalcolo tecnico e portarle in assemblea come un allegato qualunque.

E c’è chi, più semplicemente, non sa quando davvero si crea la necessità di una revisione.

La verità sta nel mezzo: le tabelle si possono modificare, ma solo in presenza di presupposti specifici e con una procedura che va gestita con attenzione, perché il confine tra correzione dovuta e contestazione è sottile.

Vale quindi la pena ricapitolare, in modo lineare, quando la legge consente la revisione, cosa succede se l’assemblea non approva e quali ricadute pratiche si vedono nella vita del condominio.

Quando la revisione è davvero ammessa

Il riferimento è l’art. 69 disp. att. c.c.: la revisione delle tabelle è possibile, in sintesi, se c’è un errore originario oppure se l’edificio ha subito modifiche tali da alterare il rapporto di valore tra le unità.

L’errore originario non è un concetto “elastico”. Può riguardare misurazioni non corrette, criteri applicati in modo incoerente, dati incompleti o attribuzioni che non corrispondono alla consistenza reale degli immobili.

È una situazione che si incontra soprattutto in edifici datati o in contesti in cui le tabelle sono state redatte molti anni fa con metodi non omogenei o con informazioni non più verificabili con precisione.

L’altra ipotesi è quella delle modifiche che cambiano l’equilibrio interno del fabbricato: interventi che incidono sul rapporto tra le unità, come ampliamenti, frazionamenti, accorpamenti, sopraelevazioni o trasformazioni che alterano superfici, volumi o destinazioni. In questi casi non si tratta di “ritoccare i numeri per convenienza”, ma di riallineare la fotografia del condominio alla sua situazione effettiva.

In entrambi gli scenari, l’idea di fondo è semplice: le tabelle non sono un oggetto simbolico. Devono riflettere, per quanto possibile, la realtà dell’edificio e dei valori relativi delle proprietà.

Tabelle millesimali

Perché non è solo una questione “da tecnico”

Nella pratica, la revisione viene spesso descritta come un’operazione meramente tecnica: si incarica un professionista, si rifanno i calcoli e si porta tutto in assemblea. È un pezzo del lavoro, ma non è l’intero lavoro.

Prima ancora dei numeri, serve mettere a fuoco il “perché” della modifica e verificare che i presupposti esistano davvero. Solo dopo ha senso passare a una proposta strutturata e a un’elaborazione tecnica eseguita con criteri uniformi, motivati e ricostruibili. La trasparenza del metodo conta: riduce incomprensioni e, soprattutto, rende più robusto il percorso in caso di contestazioni.

Il passaggio più delicato, però, resta quello assembleare. Perché, quando la revisione incide sulle spese e sul peso dei voti, è fisiologico che qualcuno si senta penalizzato e che la discussione si accenda. È qui che un’impostazione ordinata (documenti chiari, motivazioni leggibili, tempi corretti di convocazione e informazione) fa spesso la differenza.

La maggioranza richiesta oggi: non serve l’unanimità

Un punto che merita attenzione riguarda le maggioranze. Per molti anni, l’idea diffusa è stata: “senza unanimità non si cambia nulla”. Oggi il quadro è più pragmatico. La revisione delle tabelle, quando ricorrono i presupposti, non è necessariamente bloccata dal dissenso di un singolo, e la legge consente un percorso più praticabile, fondato su una maggioranza qualificata riferita al valore dell’edificio.

Detto in modo semplice: la revisione non è un “lusso” che richiede consenso totale, ma un intervento che può diventare necessario per ripristinare coerenza ed equità nella gestione. Naturalmente, maggioranza non significa automatismo: la delibera deve essere impostata correttamente, e i presupposti devono essere reali.

Se l’assemblea non approva: quali strumenti esistono

Il nodo più frequente è questo: anche quando ci sono elementi seri, l’assemblea può non trovare un accordo. In tali casi, la normativa prevede che, in presenza dei presupposti, il singolo condomino possa rivolgersi al Tribunale per chiedere la revisione.

È un passaggio che va letto con equilibrio. Non è “la scorciatoia” per imporre la propria posizione, né uno strumento da usare con leggerezza.

È, piuttosto, una tutela prevista per evitare che l’inerzia o il conflitto permanente impediscano di correggere una situazione oggettivamente distorta.

Nel giudizio, tipicamente, viene svolto un accertamento tecnico e il giudice può arrivare a rendere operative nuove tabelle, una volta verificati i fatti e il metodo di calcolo.

In concreto, sapere che esiste questa possibilità aiuta anche a gestire meglio la fase assembleare: spesso, quando il confronto è impostato su basi tecniche solide e trasparenti, si riducono le contrapposizioni “di principio”.

Perché la revisione è un tema strategico, non solo contabile

Aggiornare le tabelle non significa soltanto correggere un errore di calcolo. Significa evitare che, negli anni, si consolidino ripartizioni percepite come ingiuste e che ogni bilancio diventi un terreno di scontro.

Una tabella non coerente può alimentare contestazioni continue, irrigidire i rapporti tra condomini e rendere più fragile la tenuta delle delibere, soprattutto quando le maggioranze sono risicate.

C’è poi un profilo spesso sottovalutato: le tabelle non incidono soltanto su “quanto pago”, ma anche su “quanto peso” nelle decisioni.

Per questo, quando si parla di revisione, è normale che il tema venga vissuto come sensibile. Proprio per questo serve un percorso ordinato, documentato e rispettoso delle regole, evitando scorciatoie che poi costano tempo e serenità.

Se dovessi riassumere l’approccio più utile, sarebbe questo: la revisione va trattata come un intervento di riequilibrio, non come un’occasione per spostare quote “a vantaggio” di qualcuno.

E quando ci sono i presupposti, affrontarla per tempo di solito è meno faticoso che trascinarla per anni.

In sintesi

Le tabelle millesimali sono l’infrastruttura silenziosa del condominio: non si notano finché tutto funziona, ma quando c’è un errore o un cambiamento importante diventano centrali.

La legge consente la revisione in casi specifici e con regole precise; l’assemblea resta il luogo naturale della decisione, ma esistono anche strumenti di tutela quando l’immobilismo rende impossibile correggere una situazione oggettiva.

* Questo testo ha finalità informative e generali e non sostituisce una consulenza su un caso concreto, che richiede sempre l’esame della documentazione e delle circostanze specifiche.